LA LEGENDA DEI PESCALÜNA DE CINISELL
I nonni raccontano e i nipoti disegnano
LA LEGENDA DEI PESCALÜNA DE CINISELL”
 
di Emilio Ambrogio Clerici
 
Un’antica leggenda, in cui si intrecciano abilmente verità storica ed invenzione, narra che verso la metà del secondo millennio, a pochi chilometri a nord di Milano, c’era un piccolo villaggio chiamato Cinixellum, posto tra una fertile campagna ed un folto bosco che partiva da Nord e sconfinava fra Monza e Desio.
Gli abitanti di questo tranquillo ed operoso villaggio erano dediti alla coltivazione di frumento, segale, miglio, avena, panìco e legumi di vario genere.
Per scaldarsi durante l’inverno i contadini si procacciavano la legna andando a prenderla nel bosco, popolato da lepri, volpi, cervi e cinghiali. Il bosco procurava anche caprioli, fagiani, pernici, starne e quaglie in quantità tale da soddisfare ogni cacciatore.                                                                                                  
La vita degli abitanti del villaggio era però costantemente minacciata. Il bosco era, infatti, riserva di caccia del Duca di Milano ed appannaggio dei nobili e ricchi possidenti, che perseguitavano perciò con ammende e sequestri chiunque venisse sorpreso a cacciare nella riserva. Un altro grosso pericolo era la presenza nei boschi di lupi famelici che, oltre ad aggredire il bestiame, assalivano anche i poveri malcapitati che avevano la sventura di imbattersi nelle bestie feroci, come riporta nei registri del tempo il parroco del villaggio “Adì 18 agosto 1653, Carlo Fossato d’anni 12 in circa figliolo del q. Antonio detto Tognett, ammazzato da un luppo, è stato sepolto nella chiesa di Cinisello
 
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In questo scenario è ambientata la storia del contadino Lelo, che a quel tempo abitava in una delle case che circondavano la grande piazza al centro del villaggio, l’attuale piazza A. Gramsci. Al centro della piazza c’era un grosso stagno di acqua pluviale proprio di fronte alla chiesa di Sant’Ambrogio ad Nemus.
Una calda sera d’estate il sonno del contadino era disturbato dal continuo muggire del suo bue. Decise pertanto di portarlo ad abbeverarsi allo stagno.
Mentre il bue beveva, il contadino se ne stava seduto e sonnolento ad ammirare la grossa luna che splendente si specchiava nello stagno.
Ad un tratto, però, una grossa nuvola coprì la luna facendola sparire alla vista del contadino. Egli, preoccupato di tale fatto, pensò che il bue l’avesse inghiottita insieme all’acqua dello stagno. Prese dunque il coltello che portava appeso alla cintola e tagliò la gola del bue per far uscir fuori la luna.
Deluso per non averla trovata, afferrò un rastrello e si mise a rastrellare l’acqua dello stagno credendo che la luna fosse annegata nell’acqua.
Nel frattempo, la luna uscì dalla nuvola che la teneva nascosta e si rispecchiò nuovamente nello stagno.
Il contadino Lelo fu molto felice di aver ritrovato la luna e convinto di essere stato lui a farla riaffiorare sullo specchio dell’acqua con il suo rastrello si mise a canticchiare: “Son  content d’avess de Cinisell perché ho pescà la lüna cont el restrell“.
Fu così che gli abitanti di Cinisello, quando andavano nei villaggi vicini, vennero chiamati i “PESCALÜNA”.