Coronavirus. Le nostre attività e le nostre speranze

Per prima cosa riportiamo i dati diffusi il 5 maggio. Sono la fotografia di quanto è stata, e resta, grave questa epidemia.

Nelle prime settimane gli ospedali sono arrivati al collasso. Si faceva fatica a reperire posti letto e posti di terapia intensiva per i più gravi. Medici e infermieri sono diventati, loro malgrado, degli eroi. Si sono sottoposti a turni massacranti, affrontando questo nuovo nemico con le poche armi a loro disposizione per sconfiggere il virus e pagando un prezzo alto in termini di numero di morti e di contagiati tra il personale sanitario.


La fase 1 e le misure adottate

Il 9 marzo sono scattate le misure di distanziamento sociale adottate dal Governo per contrastare la crescita del Coronavirus. Sappiamo tutti cosa hanno significato per ognuno di noi e come è stata stravolta la nostra vita. Siamo stati costretti a isolarci dagli altri per non permettere al virus di diffondersi. In questi mesi le nostre città si sono svuotate.
Il Duomo e la piazza deserti: la fotografia del simbolo di Milano troneggia nella prima pagina dell'edizione online di Le Monde del 9 Marzo scorso quale “simbolo dell'epidemia” nel nostro paese.
Treni, bus e metro viaggiavano a ritmo ridotto e quasi vuoti.
Eravamo, e ancora lo siamo, in guerra contro un nemico “invisibile”. E proprio come in ogni periodo di guerra ci siamo dovuti abituare a fare lunghe code per i nostri acquisti.




I numeri del contagio nel nostro Comune.

I dati nazionali, regionali, provinciali sono facili da reperire sui vari siti istituzionali. Il discorso cambia per quanto riguarda quelli per singolo comune.
L’unico sito che riporta i dati aggiornati del contagio a Cinisello Balsamo è quello del Corriere della Sera.
Purtroppo però viene riportato solo il dato complessivo dei contagiati, senza scendere nei dettagli.
A oggi 5 maggio risultano essere 529 i contagiati nel nostro Comune.
Per reperire qualche dettaglio in più l’unica fonte che abbiamo trovato è quella del sito della Protezione Civile di Cinisello http://www.protezionecivilecinisellobalsamo.it/coronavirus.
Purtroppo non viene riportata la data di rilevazione dei dati. Quando sono stati pubblicati (immaginiamo fosse in Aprile) nel nostro Comune i dati risultavano essere:
Contagiati: 305
Deceduti: 64
Guariti: 94
Per un totale di 463 persone contagiate

I 529 contagiati, così come i 64 morti (al momento che scriviamo potrebbero essere di più) sono comunque numeri che ci dicono che anche Cinisello sta pagando un prezzo alto.


Solidarietà

Per far fronte all’epidemia è scattata una vera e propria gara di solidarietà che ha coinvolto non solo le associazioni di volontariato, ma tante persone comuni che con piccoli o grandi gesti hanno aiutato i più bisognosi.
Anteas da sempre pone al centro della propria attività la persona umana con particolare attenzione verso i più deboli.
In questi mesi drammatici, seppur a porte chiuse, la nostra Associazione ha portato avanti le seguenti iniziative:
  • Assistere telefonicamente i soci e dar loro informazioni in merito ai servizi spesa, consegna farmaci in collaborazione con la CRI e la Protezione civile.
  • Il servizio di accompagnamento è stato sospeso ma è stato fatto un accordo con la CRI, a cui abbiamo dato in comodato d’uso gratuito un nostro automezzo per il trasporto presso le strutture ospedaliere di persone bisognose di visite urgenti, chemioterapie e tao.
  • In data 30 marzo abbiamo donato una somma rilevante alla Protezione Civile per l’emergenza coronavirus.
  • In data 2 aprile abbiamo fatto un’ulteriore donazione alla Caritas di Cinisello come sostegno al Progetto Farmaco Solidale.
  • Il Forum del Terzo Settore della regione Lombardia ha partecipato al progetto “Un milione di mascherine” e si è assicurata la disponibilità di una notevole quantità di rotoli di tessuto speciale per la confezione di mascherine del tipo “chirurgico”. Il Forum del Terzo Settore intende distribuire gratuitamente, alle associazioni lombarde che ne fanno richiesta, un certo numero di rotoli (ogni rotolo è formato da una striscia di tessuto larga cm. 20 e lunga 3000 metri). La nostra associazione, verificata la disponibilità di una ventina di volontarie pronte a collaborare per il confezionamento delle mascherine, ne ha richiesto 2 rotoli.

Anteas ha fatto la sua parte ma in questi mesi abbiamo assistito a un fiorire di iniziative che ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, aziende, case farmaceutiche, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli.
Alla campagna Caritas "Emergenza coronavirus: la concretezza della carità", che ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 offerenti. Oltre alle donazioni di singoli, si registrano quelle di aziende, imprese, comunità.
A queste si aggiungono le ingenti somme raccolte sul Fondo della Protezione Civile e su quello della Regione Lombardia.
Sono inoltre aumentati i numeri dei volontari in molte associazioni. Un monitoraggio svolto dalla Caritas conferma che nel 59,4% delle proprie strutture sono aumentati i volontari giovani, under 34, impegnati nelle attività e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali.
È questo il volto bello e solidale dell'Italia che non si arrende. La concretezza della carità.
L’emergenza ci ha fatto riscoprire un valore che, al tempo dei social, sembrava irrimediabilmente perso: quello di essere una “comunità", e in una comunità ci si aiuta uno con gli altri, si viene in soccorso di chi è più debole, più fragile.





Nuova povertà

Legata a filo doppio al tema della solidarietà è quello della nuova povertà.
Lo scorso 2 maggio è apparso un articolo su Repubblica che descrive molto bene il fenomeno innescato dalla crisi socio-economica provocata dal Coronavirus. “Coronavirus, l'allarme della Caritas: raddoppiano i nuovi poveri e i loro bisogni".
In tanti si rivolgono per la prima volta ai centri di ascolto rispetto al periodo di pre-emergenza. Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Tra gli operatori della Caritas 10 morti e 42 contagiati” Vi consigliamo di leggere l’intero articolo. Lo abbiamo trovato molto interessante. https://www.repubblica.it/cronaca/2020/05/02/news/corinavirus_rappoddiano_i_nuovi_poveri_i_loro_bisogni_e_gli_interventi_per_aiutarli-255442576/


La strage degli anziani
“I sogni degli anziani sono impregnati di memoria, e quindi fondamentali per il cammino dei giovani, perché sono le radici. Dagli anziani viene quella linfa che fa crescere l’albero, fa fiorire, dà nuovi frutti. (Discorso del Papa ai membri dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, 16 dicembre 2019)”

Sappiamo tutti che dall’inizio di questa inimmaginabile pandemia circa il 55% dei decessi ha interessato la fascia d’età compresa tra 80 e oltre 90 anni.

Oltre alla frase di Papa Francesco vogliamo segnalare una commovente dedica agli anziani scritta da Fulvio Marcellitti che sta girando da giorni su vari social. «Se ne vanno. Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici. Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi. Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente. Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale. Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero. Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato. Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati. Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, vero patrimonio di tutta l’umanità. L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze».
Che parole, un pugno nello stomaco.
Questo tema ci sta molto a cuore. Da sempre Anteas è attenta ai bisogni della terza età, attraverso aiuti concreti e varie iniziative che riescano a coinvolgere gli anziani facendoli sentire una parte fondamentale della nostra società.
Tra i tanti articoli pubblicati ci ha colpito molto quello di Nicola Ferrigni, uscito il 20 Aprile 2020 su una testata giornalistica online (L’Indro).
“Coronavirus e anziani, la generazione del doppio sacrificio: due volte vittime, due volte eroi.
Una società attraverso il senso che attribuisce alla vecchiaia fa un’analisi: se è una società che ha un senso, o se un senso non ce l’ha. Il decesso dell’anziano lascerà vuoto cosmico nella società: muore un pezzo di storia, una vita, la saggezza, l’esperienza, la memoria storica”
Lo abbiamo trovato molto interessante, in diversi tratti commovente, e fornisce molti spunti di riflessione sul ruolo fondamentale svolto dagli anziani.
Ne riportiamo alcuni stralci ma vi invitiamo a leggerlo integralmente seguendo questo link https://www.lindro.it/coronavirus-e-anziani-la-generazione-del-doppio-sacrificio-due-volte-vittime-due-volte-eroi/

E poi il tempo… gli anziani hanno dei momenti in cui avvertono che il tempo non è ‘stanco’, non è ‘monotono’ perché si ha voglia di fare, di parlare, di avere un ‘senso’. E per questo ci si sforza di essere utili, ed è questo il ‘senso’. Perché il ‘senso’ non è solo quello della produzione, del fare cose, dell’homo faber. È un’altra modalità di vedere la vita, ed è utile che una società rifletta su questo passaggio. Una società attraverso il senso che attribuisce alla vecchiaia fa un’analisi: se è una società che ha, essa stessa, un senso, o se un senso non ce l’ha. Per la società attuale fondata esclusivamente sul denaro e su quanto se ne produce, è chiaro che la persona anziana non è più l’homo faber (quello che deve correre), ma è quello che può pensare. Siamo in una società che sta dimenticando il pensare, la capacità di immaginare. Abbiamo trasformato il cervello in un organo recettore: continuamente bombardato dai rumori, dalle parole, dai messaggi in un mondo per cui bisogna sempre essere collegati, in rete. E non c’è mai tempo per pensare. Noi corriamo talmente tanto che non sappiamo nemmeno più cosa abbiamo fatto e forse lo scopriremo dopo. Al contrario, l’anziano è colui che ha il tempo per pensare. E per pensare a come ha vissuto. Ma ora un virus ci ha costretti a fermarci e, adesso che forse avremmo il tempo per ascoltare e pensare, il nemico invisibile si sta portando via i ‘narratori’. 

E ancora…
C’è qualcosa di unico, irripetibile, per molti versi magico nella vita che ai nostri anziani è stato concesso di vivere. Ma questo ci invita a riflettere su quanta esperienza di vita hanno i nostri anziani e di conseguenza quanta esperienza muore con loro.
Un vecchio può raccontare la vita perché l’ha vissuta. La vecchiaia è il capitolo, o meglio, l’ultimo capitolo del libro della vita. E proprio come nei libri, l’ultimo capitolo è quello che dà il significato a tutto ciò che c’è stato prima in quel libro.


La fase 2 e il lento ritorno alla “normalità”

A seguito dei risultati incoraggianti raggiunti col distanziamento sociale, a partire dal 4 maggio sono state allentate le misure di contenimento per passare alla cosiddetta “fase 2”, quella di convivenza col virus. A destra riportiamo il trend settimanale che ci mostra l’efficacia delle misure adottate.

Nei giorni scorsi la Regione Lombardia ha avviato il progetto per una "nuova normalità", per la ripartenza dal 4 maggio. Sotto abbiamo riportato il link per poterlo consultare
 

 
https://www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it/wps/portal/LS/Home/News/Dettaglio-News/patto-per-lo-sviluppo/2020/04-aprile/regione-lombardia-si-prepara-alla-nuova-normalita

Il Comune di Cinisello Balsamo ha pubblicato sul proprio sito le nuove disposizioni valide a partire dal 4 Maggio 2020
https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/spip.php?article30738

Nella nuova fase molte aziende sono state riaperte, garantendo la sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro. Oltre ai pochi motivi per i quali era possibile uscire sono stati aggiunti quello per svolgere attività motoria o sportiva e quello di andare a trovare i propri congiunti. Altre misure di riaperture e di ulteriori allentamenti sono previste nelle prossime settimane, a patto che i numeri del contagio continuino a scendere.

Ci aspettano mesi difficili nell’attesa che venga messo a punto il vaccino. La nostra vita non sarà più la stessa di prima. Continueremo a spostarci solo per necessità, o a fare la coda per acquistare i generi di prima necessità. Continueranno a mancarci gli abbracci, le carezze, i baci dei nostri parenti e degli amici più cari.
E quando anche si potrà avremo qualche remora ad uscire per andare al ristorante, in biblioteca, al cinema, così come per andare in vacanza.
Sarà una ripresa lenta che avrà fine solo quando ci sentiremo completamente al sicuro.

Le paure per il futuro
Il Governo ha emanato a marzo, e si accinge a emanare a maggio, alcune misure di sostegno alle aziende, ai commercianti, ai lavoratori, alle famiglie. Ma quello che preoccupa molti italiani è la paura per il futuro: molti temono che le aziende o i negozi per cui lavorano possano chiudere o licenziare, con tutto quello che ne conseguirebbe per il proprio tenore di vita. Diversi studi rilevano che questa paura è fondata.

Il quotidiano La Stampa il 9 Aprile pubblicava un articolo dal titolo: “Il coronavirus avrà effetti devastanti sul lavoro, a rischio 25 milioni di posti”.
L'agenzia per il lavoro delle Nazioni Unite: impatto su 195 milioni di lavoratori. L'Ilo definisce la crisi innescata dal Covid-19 come ‘la peggiore crisi globale dopo la Seconda guerra mondiale’, e sono circa 1,25 miliardi i lavoratori impegnati nei settori identificati come ad alto rischio di incremento "drastico e devastante" dei licenziamenti e delle riduzioni dei salari e dell'orario di lavoro.”

Su VaticanNews il 18 aprile è apparso un articolo dal titolo “Coronavirus, un esercito di persone rischia il lavoro e di finire in povertà.
Per effetto del Coronavirus Covid19, almeno 25 milioni di persone potrebbe perdere il lavoro. In Europa già un milione di persone ha visto ridursi il proprio reddito per effetto della pandemia. A soffrire sono i liberi professionisti, gli artigiani, gli addetti delle piccole industrie costrette a fermarsi per il lockdown, ma gli effetti si stanno sentendo anche nel settore dei servizi. Tutte persone che rischiano di finire in povertà. Per Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la Povertà e presidente delle Acli, la priorità è il lavoro e non lo è in modo ideologico, lo è per il fatto che il lavoro sostiene le famiglie, le famiglie sostengono i consumi, i consumi sostengono l'economia. Quindi è chiaro che se l'Europa - afferma- non dà segnali ora di essere interessata alla tutela dei lavoratori diventa veramente un problema.”

Non possiamo che augurarci che le misure prese dall’Italia e quelle che prenderà la Comunità Europea servano a ridurre questo rischio.

Quali insegnamenti trarre da questa emergenza
Molti di noi coltivano la speranza che quando tutto sarà finito rimangano dentro di noi gli insegnamenti che abbiamo saputo trarre in questi mesi di enormi sacrifici.

A questo proposito vogliamo riportare alcune riflessioni di Giorgio Vittadini, fondatore e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà
“Parole come “senso civico”, “rispetto”, “istituzioni”, in questo momento hanno improvvisamente perso il loro accento retorico. E non me lo sarei aspettato.
Come non mi sarei mai aspettato che l’isolamento potesse diventare una forma particolare di socialità; che così in tanti, obbligati a guardare in faccia se stessi, avrebbero potuto scoprire gli altri; che in molti potessero sperimentare una forma di libertà diversa da quella che conoscevano e che non è limitata dalla responsabilità. Soprattutto non mi aspettavo che così tanti oggi fossero disponibili a dare la vita, il tempo, i soldi per altri.
Tutti ci stiamo chiedendo se questa situazione ci renderà delle persone migliori. Io non so rispondere. So solo che per risollevarci dal disastro, il nostro cambiamento personale e quello nei rapporti umani è una strada obbligata.



E’ un auspicio che noi di Anteas facciamo nostro! Insieme ce la possiamo fare!

A.O                                       .